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Fuerteventura, la choza di Cueva de la Negra rischia la demolizione

La demolizione casa a fuerteventura torna al centro del dibattito con il caso della choza di Cueva de la Negra, a Pájara, dove una famiglia chiede di fermare il secondo ordine di demolizione previsto per lunedì 21 settembre. Al centro della vicenda ci sono una casa tradizionale, un contesto storico fragile e la richiesta di protezione immediata da parte delle istituzioni.

Pascuala Roger Pérez, 80 anni, e suo fratello Lorenzo, 90 anni, rappresentano oggi una memoria familiare e territoriale che teme di perdere l’ultimo frammento materiale di un insediamento legato alla vita costiera di Jandía. La richiesta è chiara: evitare lo sgombero, salvaguardare l’abitazione e riconoscere il valore culturale del luogo prima che sia troppo tardi.

Fuerteventura, la demolizione della choza di Cueva de la Negra divide istituzioni e famiglia

La vicenda mette in tensione due piani diversi: da un lato l’azione amministrativa che punta alla demolizione, dall’altro la richiesta della famiglia di considerare la choza come bene con valore etnografico. Secondo questa lettura, non si tratterebbe soltanto di un edificio precario, ma di una testimonianza concreta delle forme tradizionali dell’abitare popolare nell’isola.

Il punto critico è il tempo. Con una seconda notifica già fissata, la famiglia teme che l’intervento possa cancellare non solo la struttura, ma anche il contesto storico che la circonda. In una realtà come Fuerteventura, dove il rapporto tra sviluppo, tutela del territorio e memoria locale è spesso delicato, casi come questo riaccendono domande sulla priorità data al patrimonio minore.

La richiesta di misure cautelari più ampie sulla casa e sul suo intorno

La famiglia chiede che il Cabildo di Fuerteventura estenda le misure cautelari adottate il 25 agosto. L’obiettivo non è limitarsi a sospendere la demolizione, ma impedire anche altre azioni materiali sulla casa e sul suo ambiente immediato, come sigilli, murature o interventi che ne comprometterebbero l’uso e la conservazione.

Per i familiari, la tutela dovrebbe essere letta alla luce della legge sul patrimonio culturale delle Canarie, che riconosce come possibili beni di valore etnografico anche le costruzioni rappresentative dell’abitare tradizionale, compresi villaggi di case o grotte. In termini pratici, questo significa che la classificazione del bene può cambiare radicalmente il destino dell’immobile e dell’area circostante.

Demolizione casa a fuerteventura: il peso del patrimonio etnografico a Jandía

Il caso di Cueva de la Negra richiama una questione più ampia: quanto vale oggi il patrimonio tradizionale delle zone costiere di Fuerteventura? L’antico insediamento era legato alla pesca, alla raccolta di molluschi e allo sfruttamento del litorale, attività che per generazioni hanno sostenuto famiglie di pescatori, marinai e lavoratori dell’isola.

Quando una costruzione di questo tipo finisce nel mirino della demolizione, il problema non riguarda solo i proprietari. Riguarda anche la capacità delle istituzioni di distinguere tra abusi edilizi, edifici privi di valore storico e luoghi che fanno parte dell’identità locale. Per chi vive sull’isola, questa distinzione è essenziale, perché incide sul modo in cui si preserva il territorio e si decide cosa consegnare al futuro.

Il ruolo del Comune di Pájara e del Cabildo nella gestione del caso

La famiglia sollecita un intervento più deciso del Comune di Pájara, sostenendo che il sito appartenga alla storia del municipio e di Jandía. La critica è rivolta soprattutto all’assenza di una risposta considerata efficace: secondo i familiari, la preoccupazione istituzionale non basta quando servono decisioni operative in tempi rapidi.

Anche il Cabildo è chiamato in causa, perché ha il potere di rafforzare o ampliare le misure di tutela. In casi come questo, la chiarezza amministrativa può fare la differenza tra una sospensione temporanea e una perdita irreversibile. Per residenti, studiosi e operatori del territorio, la vicenda mostra quanto siano importanti i passaggi burocratici quando si parla di patrimonio e uso del suolo.

Un sito archeologico vicino alla casa e i nodi della tutela reale

Accanto alla choza esiste inoltre un sito archeologico aborigeno già censito da anni, oggi in cattive condizioni e pieno di macerie. La famiglia sostiene di non aver conosciuto in passato l’esistenza di quel bene, così come non ne sarebbero stati consapevoli gli antichi vicini quando vennero demolite altre chozas nel 2009 e nel 2010.

Questo dettaglio apre una riflessione importante: il censimento di un sito non basta se poi non seguono protezione, manutenzione e controllo effettivo. Per chi osserva da vicino l’evoluzione del territorio di Fuerteventura, la lezione è chiara: la tutela del patrimonio non si misura solo con gli elenchi ufficiali, ma con la capacità di impedire che il degrado o la demolizione cancellino beni ancora leggibili e significativi.

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